Finalmente CUBA
Il sogno cubano inizia molto tempo fa quando immaginavamo chiesette di pietre bianche, distese di tabacco, palme e la popolazione creola felice di scambiare parole con abitanti di un mondo troppo lontano per essere conosciuto. Così dopo un paio di mesi di ricerche fra agenzie e internet siamo riusciti a trovare il viaggio che facesse per noi e per le nostre tasche; un mix fra esplorazione e relax, agio e avventura.
La Press Tour è stato il tour operator che ci ha offerto proprio quello che cercavamo, tre giorni in libertà all’Havana e 11 in un villaggio a Varadero con tutti i confort possibili. Purtroppo i viaggi a lungo raggio partono sempre da Roma o Milano e trattandosi, nel nostro caso, di una partenza mattutina, 8:30, siamo dovuti partire da Catania un giorno prima. E’ così che ci siamo trovati il 4 giugno 2008 a Milano Malpensa alle 12:30 circa, con i soliti ritardi fisiologici dell’Alitalia. E si…perchè nonostante il periodo di crisi della compagnia aerea e le minacce di chiusura dell’aeroporto abbiamo scelto, sprezzanti del pericolo, il pacchetto Alitalia-Malpensa. Tutto è filato liscio, siamo arrivati tutti interi e, udite udite, persino con i bagagli a seguito. Non nascondiamo che forti delle esperienze precedenti ci siamo ben premuniti e per tutto il viaggio abbiamo avuto con noi sia una valigia che un borsone formato kit della sopravvivenza. 
Non potevamo rischiare anche stavolta!!!!
Il primo giorno trascorre così, lento, in un B&B isolato dal resto del mondo, dove non esistevano autobus, solo un ristorante-pizzeria e pioggerellina fine e continua. Io non mi perdevo d’animo e non ho rinunciato alla mia vena esploratrice così ho convinto Salvo a fare i nostri 7 km quotidiani a piedi per vedere solo quello che loro chiamano centro commerciale ma che in realtà non era altro che poco meno di un supermercato stile AUCHAN.
La coppia di coniugi che gestiva il B&B era simpatica e ci hanno fatto da "servizio navetta" non solo aeoporto-casa e viceversa ma anche per i pasti pranzo e cena.
Il 5 giugno partiamo davvero presto e le ore di volo erano davvero tante… 12
Prima di toccare la terra habana abbiamo fatto uno scalo a Cayo Largo senza scendere dal velivolo e poi…finalmente la Nostra Cuba!!!!! Ritirati i bagagli e sbrigate le formalità doganali usciamo dall’aeroporto. Un’aria rovente ha prosciugato il nostro epidermide, faceva caldo…da morire! Ci aspettavamo di vedere cadillac anni ‘60 ma solo vetture nuove…
Dopo un po’ d’attesa al calduccio si parte alla volta dell’Hotel Park View. Era proprio in centro, vicino a El Prado, dietro al Museo de la Rivolucion, un ottimo rapporto qualità prezzo c’era solo il condizionatore un po’ rumoroso, pareva di dormire con un trattore che arava i campi proprio quando avevamo deciso di pigliare sonno. 
Visto che era ancora il 5 giugno ed era pieno pomeriggio (circa le 17) abbiamo deciso di familiarizzare col posto. Armati di cartine, guida turistica e voglia di esplorare ci siamo incamminati. Beh…cammina cammina…ci siamo anche persi. Tutto pareva uguale, strade dissestate, palazzi cadenti, molti senza più i balconi. Gli indigeni ci scrutavano con quei grandi occhioni neri e di turisti neanche l’ombra. Abbiamo girato un bel po’ per i vicoli della Habana Vieja pareva di essere ritornati a 50 - 60 anni fa nella Sicilia del dopoguerra. La gente con gli abiti logori, strade polverose. La vita si svolge per strada, le signore parlano con la vicina sporgendosi dalla finestra …Lì il tempo si è proprio fermato, si vive con poco, quasi niente.
Dopo aver girovagato per un’ora passando per piazza De Armas, circondata da palme reali con al centro la statua di marmo di Josè Martì, ammirando il maestoso Campidoglio, copia esatta di quello di Washington, il palazzo Bacardi, e altri palazzi poco noti ma che costringevano a camminare col naso all’insù per i colori pastello brillanti, troviamo la strada principale via Mercaderes, piena di negozi (già chiusi però) e turisti. Ci fermiamo a cena in un locale rinomato, Meson de la Flota dove alle 21 è iniziato uno spettacolo di flamenco. Con 18 CUC (1 CUC=1,40 euro) a testa ho mangiato uno spiedone di pesce e aragosta. Una delizia e una birra fortissima la Bucanero. L’aragosta ha lo stesso prezzo del pollo, da non credere! Stanchissimi rientriamo in hotel e crolliamo come sassi su quei letti separati (purtroppo) dai materassi poco comodi.
Il mattino seguente (6 giugno) facciamo un’abbondante colazione al bar dell’hotel all’ultimo piano con una vista mozzafiato, si riesce a scorgere la fortezza ed il mare. Dopo una mega frittata per me e un hot dog per Salvo usciamo per impadronirci del posto. Neanche a dirlo la mia dolce metà fa amicizia con la receptionist, che si rivelerà la più bella fra le cubane da noi incontrate.Una bellissima e giovane cubana dalla pelle di porcellana, lunghi capelli corvini lisci e mani affusolate che mi faceva proprio arrovellare le budella mentre Salvo le chiedeva informazioni in spagnolo e lei rispondeva in italiano
. Quando sono riuscita a strapparli da questa perfetta sintonia…(e lo so..lo so..ma io che ci stavo a fare senò?) abbiamo iniziato l’esperienza culturale.
Passiamo nuovamente dal campidoglio, scattiamo mille foto alle vecchie cadillac, ai coco taxi, ai palazzi, alla gente, tutto ha un buon sapore, si, quello della conquista, di essere finalmente approdati in un mondo nuovo, tanto agognato, tanto immaginato e finalmente concretizzato. Abbiamo voglia di respirare la vera aria cubana, facciamo un giretto nei vicoli cadenti poi entriamo in una fabbrica di sigari la Real fabrica de tabacos la Corona, facciamo un po’ di shopping e poi ci fermiamo in una zona ombrosa a guardare dei bimbi giocare e inventare con poco giochi meravigliosi. Ci spostiamo mentre ad ogni metro troviamo un cubano che tenta di venderci qualcosa o che ci vuol fare da cicerone. Sono tutti curiosi, hanno voglia di scambiare quattro chiacchiere ma non insistono tanto da infastidire (stile marocchino al semaforo
) è perfino piacevole. Ritorniamo in via Mercaderes, passiamo dall’hotel in cui soggiornava Hemingway, la hall è piena di foto e di ricordi dello scrittore, poi passiamo dal Museo del Ron, dal museo del cioccolato, dalla fabbrica dei profumi (habana 1791), proseguiamo per la piazza vecchia, la piazza di S.Francesco fino ad arrivare ad un mercatino di artigianato dove con poco abbiamo comprato souvenir per noi ed i nostri familiari. Ho dovuto lottare con Salvo che non voleva affatto soffermarsi e contrattare sotto il sole cocente, beh…aveva proprio ragione ma la mia voglia di shopping "a buon mercato" ha vinto anche contro il muso lungo di Salvo.
Pranziamo in un localino nei pressi del mercatino, dove vecchiette dagli abiti multicolor e dai culoni ondeggianti passavano tenendo fra i denti sigari dalle dimensioni inusitate. La temperatura era veramente sempre più alta, l’umidità a malapena sostenibile mentre noi eravamo pieni di buste stile Babbo Natale. Decidiamo così di rientrare in hotel a ritemprarci un po’. La pausa dura poco perchè usciamo quasi subito per cambiare i soldi e prenotare in hotel le prossime gite. Usciamo per cena andiamo in un ristorantino fine dove si mangia bene si chiama Zaragozana passando dal Floridita noto locale dove Hemingway beveva il famoso daiquiri (che noi non abbiamo mai assaggiato perchè faceva sempre troppo caldo per bere alcoolici, non ci andava proprio). Ci affrettiamo, dopo cena c’è un taxi-pulmino che ci attende davanti all’hotel per portarci al Tropicana, nightclub all’aperto (80 euro comprensivo di bottiglia di rum, coca e stuzzichini per persona). Nel bel mezzo dello spettacolo Salvo viene, ad un certo punto ,rapito da una ballerina mozzafiato, con tette al vento, tempestata di piume e lustrini. Lo perdo di vista e non posso scattargli neanche una foto per i posteri perchè lui , preso dalla foga, ha portato con sè la macchina fotografica. La cubana mi restituirà la mia metà con un super sorriso durbans, dopo aver sculettato ed ancheggiato a più non posso. Beviamo rum e coca come se fosse acqua e, quando a spettacolo finito riprendiamo il taxi, mi addormento sul taxi da cui sono costretta a scendere per proseguire in camera.
E’ il 7 giugno e stavolta partiamo in gita organizzata per Vinales. Una località selvaggia, ricca di vegetazione, piantagioni di tabacco dove è difficile scorgere centri urbani e cemento. La prima sosta è proprio in un capanno dove avviene l’essicazione e la lavorazione delle foglie di tabacco ed è anche lì che a causa dell’escursione termica freddo polare del bus e caldo micidiale dell’esterno mi si infiammerà il nervo sciatico al punto da non poter più muovere un passo e temere il peggio. Per fortuna che, dopo esserci portati dietro mezza sanità italiana, nel kit "giovani marmotte" Salvo si trova un po’ di pillole di cortisone che mi consentiranno di sedere nuovamente nel bus e rientrare in hotel. Il nostro giro ci ha portati al Murale di Vinales, in una zona panoramica da cui è possibile ammirare monti granitici ricoperti di fitta vegetazione e alberi del fuoco, dove, fra l’altro, abbiamo gustato la miglior Pina Colada del mondo. Una gita alla scoperta della natura cubana che dulcis in fundo…ci ha portati in una grotta extreme in cui solo Salvo è potuto entrare (dovreste sentirlo raccontare…anche lui avrebbe desiderato rimanere bloccato come me, chissà perchè!). Rientrati all’Havana, io mi sono riposata un po’ (non avrei potuto fare altro), Salvo è andato in giro a cercare medicine che sarebbero potute servire. I miei dolori si attenuano e la sera andiamo a cena in piazza della cattedrale dove il giorno prima Salvo era stato sbaciucchiato da due cubane…al costo di un cuc cadauna.
Dopo cena una corsetta in Coco taxi e rientriamo in hotel. 8 giugno Sveglia presto e, dopo la solita colazione super ingrassante, si parte alla volta di Varadero. Notiamo la presenza di moltissimi posti di blocco, la polizia è ovunque, ad ogni angolo, le strade sono prive di segnaletica e mancano del tutto i cartelloni pubblicitari che invece sono sostituiti da propagada politica (Viva il Chè; Bush Terrorista, ecc). Alle 12:00 circa arriviamo al villaggio, è enorme, lussuosissimo, si mangia benissimo, la camera è spaziosa ci sono perfino i sali da bagno! Ah…questo si che è relax, il paradiso c’è, e ora abbiamo le prove
.
E’ qui che facciamo base per il resto del nostro soggiorno, tutto pare perfetto ma ancora non sapevamo cosa ci aspettava. La prima sera, infatti, ci troviamo a doverci scontrare con il nostro più acerrimo nemico che ci porterà a sperimentarne di tutti i colori, troveremo gli accorgimenti più bislacchi, le armi più potenti ma la prima sera…a letto senza cena!!!! Un nuvolone di zanzare, sprezzante del nostro AUTAN spruzzato a ettolitri sulla nostra candida pelle, ci ha divorato, ha assaltato i nostri piatti costriggendoci a fuggire in camera. Come comitato di benvenuto non era il meglio che ci potesse capitare…dovevamo organizzarci. La mattina seguente (9 giugno) dopo la colazione ci catapultiamo a prenotare la cena per la stessa sera e per i giorni a seguire, facciamo un po’ i "catanesi", ne siamo costretti, e così invece che usufruire di 2 cene a settimana nei ristoranti al chiuso ne faremo 4 alla settimana alternandoci nelle prenotazioni. Una volta mi presentavo io e l’altra si presentava Salvo che sfoderando il suo charm circuiva la signorina del desk. Visitiamo così il ristorante italiano, la Steak house, il ristorante francese e quello giapponese. A sollevarci dal completo assalto delle mosquitos è stata la fumigazione delle 18:00, tuttavia, non potevamo fare a meno di maniche lunghe e repellente locale (la cui composizione era ignota, capace di scolorire qualsiasi cosa) per limitare i salassi. Generalmente dopo lunghe dormite, abbondanti colazioni a buffet (arrivavamo al limite dell’ora consentita , le 10:00) abbiamo trascorso le mattinate in spiaggia, pranzato al grill sulla spiaggia a base di pesce appena pescato mentre un’orchestrina suonava musica locale, poi, dopo un lauto pasto, tornavamo in spiaggia, finchè stanchi ci dirigevamo in una delle due piscine a nuotare e sorseggiare drink (sex on the beach, mojto, cuba libre, pina colada, ecc). Ehhhh era dura la vita…lo sappiamo, se ci ripenso mi viene da piangere…perchè siamo tornati!

Per spezzare il duro relax abbiamo introdotto un po’ di cultura nelle nostre giornate con alcune escursioni.
Giorno 12 giugno è stata la volta del giro Cienfuegos e Trinidad cittadine che consentono di vedere la vera vita cubana fatta di cose semplici e desiderio di libertà. L’ultima tappa è stata a Santa Clara per visitare, in religioso silenzio e atteggiamento tipico di chi è devoto, il mausoleo del Chè. Rientriamo alle 21 e dopo una cena veloce al buffet andiamo di corsa a nanna, stanchissimi. Raccontata in poche righe non pare neanche che la partenza sia stata alle 6:00 e che i km percorsi, spesso su sterrati e strade prive di segnaletica, siano stati più di quelli che occorrono da Catania-Trapani in andata e ritorno.
La sera del 15 giugno dopo una cena al ristorante francese decidiamo di goderci uno di quei fantastici tramonti direttamente in spiaggia portando con noi rum e un buon cohiba. Non si è stati a Cuba se non si ha provato un vero cubano…io preferisco l’italiano.
Una vacanza indimenticabile che non poteva non essere contrassegnata da una gita (giorno 17 giugno) in catamarano alla volta di un’isoletta dalla sabbia finissima e bianchissima Cayo Blanco. Una giornata scandita dallo snorkeling nella barriera corallina e una nuotatina coi delfini. Si, io l’ho fatto! Ho nuotato con un delfino dolcissimo che poi si è fatto pure la foto con me. Non pensavo però che questi teneri animali avessero tanti denti e così aguzzi!
Il 20 giugno mattina facciamo l’ultimo bagno, il mare è più bello del solito è talmente trasparente che riusciamo a pescare una stella marina che giaceva sul fondo. Il tempo scorre in fretta, rientriamo in camera, ci docciamo e per le 12:00 siamo pronti per farci prelevare dal bus che ci porterà in aeroporto. Non ci va proprio di rientrare, ci dispiace molto, Cuba ci ha sorpresi, soddisfatti e ammaliati. Rientriamo in Italia nella mattinata del 21. Stavolta soffriamo un po’ il fuso orario, abbiamo sonno, molto sonno, sonnissimo. Stazioniamo in aeroporto, con chili di sonno addosso per non aver chiuso occhio durante le 12 ore di volo. L’attesa è per noi un’ulteriore fatica ma le coincidenze non ci hanno dato altra scelta. Alle 21 rientriamo a Catania stravolti ma felici del primo viaggio a lungo raggio fatto insieme mentre, come sempre, Fabio ed Eleonora ci sono venuti a prendere. Sentiamo già la nostalgia del fantastico mondo cubano e come ogni volta che un posto lascia il segno nel nostro cuore ci ripromettiamo di ritornarci. Ci piace pensare che non è un addio ma solo un arrivederci.
